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Lo tsunami M5s travolge dem e Fi La rivoluzione nelle urne. Cancellato dal Parlamento l'apparato dei partiti in Terra di Lavoro. Il Pd non ha più rappresentanti a Roma

Claudio Coluzzi

C'è poco da fare giri di parole. I grillini hanno mandato a casa un'intera classe dirigente con la valanga di voti presi in provincia di Caserta. Stefano Graziano, Nicola Caputo, Gennaro Oliviero, Giovanna Petrenga, Massimo Grimaldi, Lucrezia Cicia, solo per fare i nomi di coloro che erano in ottima posizione e ci si aspettava, con il centrosinistra o con il centrodestra, avrebbero varcato la soglia del Parlamento. È un dato di fatto: sono stati superati da decine di migliaia di voti pentastellati. Il Pd è proprio naufragato, Fi (partito tradizionalmente forte in Terra di Lavoro) ne è uscito parecchio malconcio. E non è certo una consolazione (per i perdenti) il fatto che Caserta sia stata investita dalla stessa rivoluzione delle urne che ha interessato il resto della Campania e del Paese. Ma se questo è un dato di fatto, resta da comprendere cosa è accaduto e perché. Ci vorrà del tempo, i seggi sono ancora caldi. Ma forse una prima indicazione la si può trovare nell'assoluta assenza dei partiti e del ruolo che dovrebbero svolgere, anche a Caserta, nel formare una nuova classe dirigente e nel guidare coloro che ricoprono cariche istituzionali sotto questo o quel simbolo. Certo è strano che esponenti del Pd, riferimento della tanta decantata filiera istituzionale (Regione- Governo nazionale), smarriscano la loro credibilità nelle urne. Ed è ugualmente strano che esponenti politici del centrodestra, da anni sul territorio, vengano travolti da un gruppo di «sconosciuti». Ma se ricordiamo che il maggior partito del centrosinistra, ossia il Pd, da anni non riesce a darsi nemmeno un segretario provinciale e che Fi si è presentata al voto con un «doppione» (Zinzi coordinatore provinciale e Magliocca nominato sul campo responsabile della campagna elettorale), forse qualcosina che non va iniziamo a trovarla. E se si considera che ogni candidato (correndo in pratica da solo) ha avuto molti più voti del suo partito, si aggiunge un altro elemento di comprensione. In questo contesto, quindi, a parte l'indiscutibile merito di chi vince, molto ha giocato la confusione e la disorganizzazione di chi ha perso. Così un movimento con candidati «sconosciuti» ha mandato a casa i big locali, espressione di partiti divisi, litigiosi e poco credibili.


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