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E' sorprendente come una rivoluzione, anche se pacifica, che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone, si spenga senza che nessuno nel mondo e in Italia, nemmeno i più estremi ideologici sostenitori di qualsiasi indipendentismo che da noi pure non mancano, dia un minimo appoggio. Se poi il leader di quella rivoluzione, Puigdemont, fugge e viene preso a "pernacchie" da chi lo aveva fino a ieri acclamato in piazza, la cosa è ancora più strana. Ed è strana, a dire il vero, la stessa fuga: come è possibile che la polizia e i servizi segreti spagnoli non tenessero d'occhio colui che stava staccando un pezzo di Spagna dal resto del Paese? Sono stato a Madrid nei giorni dello strappo e, a dire il vero, tutta la tensione descritta dai media internazionali non c'era. Gli spagnoli avevano semplicemente esposto alle finestre una bandiera nazionale per dire che non erano d'accordo con l'indipendenza della Catalogna, per il resto la vita scorreva come sempre. Visto l'epilogo quindi, della rivoluzione, crescono dubbi su un tentativo di separatismo che popolare non è (visto lo scarso seguito), politico nemmeno (visto l'inesistente appoggio internazionale) e devo credere sia stato solo economico. Ossia un forte potere economico in Spagna ha tentato di strumentalizzare l'indipendentismo catalano per una maxi operazione che avrebbe fruttato a qualcuno centinaia e centinaia di milioni di euro. Non è un caso che la prima risposta di Madrid è stata proprio economica: un decreto che ha dato alle banche condizioni molto agevolate per trasferire i loro centri di interessi da Barcellona a Madrid. Per sapere come finirà la rivoluzione "costruita a tavolino" basterà attendere le prossime elezioni del Parlamento catalano. Potrebbero sancire la morte politica di questi strani indipendentisti.


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