Il diritto di manifestare e il dovere di non danneggiare
Il punto di partenza è semplice: non esistono diritti senza doveri in un contesto che si definisca civile. Se siamo tutti d'accordo su questo, bisogna semplicemente agire di conseguenza e applicare, velocemente, la legge che disciplina i casi in cui qualcuno non rispetta questa regoletta di logica e buon senso, prima ancora che di democrazia. La legge già c'è e si chiama articolo 2043 del codice civile: "Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno". Quindi l'ideologia non c'entra, non c'entrano tutte le parole vuote e inutili pronunciate in questi giorni, non c'entra questo Governo e quello che verrà. Il nodo è che non esiste un sistema normativo in grado di far pagare velocemente il dovuto a chi ha danneggiato beni privati o pubblici, accampando di volta in volta pretesti più o meno ideologici. In realtà non sarebbe difficile "far pagare chi rompe", basterebbe applicare ai danneggiamenti la stessa procedura amministrativa che si attua ora per le contravvenzioni. Un pubblico ufficiale contesta la multa (pensiamo al semplice divieto di sosta) e chi ha compiuto la trasgressione la deve pagare. Se non paga c'è un aggravamento della sanzione, poi una cartella esattoriale, poi il fermo amministrativo, poi il pignoramento dei beni. Quindi, se un gruppetto di signori sfascia un cartello stradale o un negozio, una volta individuato, riceve una contestazione come la multa nel giro di 15 giorni, se non paga inizia il pignoramento dei suoi beni e se lui è minorenne pagano i genitori. Lo stesso vale per gli atti di vandalismo, i danneggiamenti a scuola durante le occupazioni. Chi rompe paga, e i cocci sono suoi. Per fare questo basterebbe un Parlamento che, con norme attuative, applichi la legge che già c'è. Ma nessuno va in piazza per fare varare una legge del genere.